LOMBARE

 

Circa l'80% degli adulti soffrirà di mal di schiena ad un certo punto della propria vita. Sembra che gli adolescenti che soffrono di mal di schiena avrà più probabilità di avere problemi da adulti. Anche se è spesso citato che il 90% dei pazienti con lombalgia acuta ha una risoluzione della sintomatologia entro quattro settimane (anche senza nessun tipo di terapia), la ricerca indica un decorso clinico più complicato se il dolore supera le 4 settimane. La determinazione clinica della precisa struttura anatomica che causa il mal di schiena è spesso difficile, se non impossibile. Letteralmente qualsiasi struttura nella parte bassa della schiena che è innervata, potrebbe essere una potenziale fonte di dolore (Souza).

Valutare i sintomi e i segni clinici del mal di schiena e/o sciatica non è mai facile. Nonostante la crescente accessibilità a strumentazioni diagnostiche molto sofisticate per la valutazione del paziente con un problema lombare, la diagnosi deve ancora essere fatta clinicamente, sulla base della storia e dell'esame fisico. La storia offre opportunità uniche che le altre tecniche diagnostiche non possiedono (Ombregt).

I dischi intervertebrali deteriorano nel corso degli anni, dal nucleo verso l'esterno, in una misura che è influenzata dal patrimonio genetico e dal trasporto di metaboliti. Questi processi degenerativi colpiscono più frequentemente i dischi lombari inferiori, che sono sottoposti a carichi più gravosi. Tali cambiamenti degenerativi sono spesso dolorosi, perché i nervi degli anelli periferici e dei piatti vertebrali possono essere affetti da processi infiammatori derivanti dal contatto con il sangue o il nucleo polposo fuoriuscito dal disco intervertebrale.

La guarigione avviene solitamente negli anelli esterni dei dischi intervertebrali e piastra terminale dove la densità delle cellule e il trasporto dei metaboliti è maggiore. La guarigione della periferia del disco è in grado di alleviare il dolore discogenico, ristabilendo una barriera “fisica” tra il nucleo polposo ed i nervi e riducendo l'infiammazione.

Conclusione: Terapie fisiche come quella chiropratica mirano a promuovere la guarigione della periferia del disco, stimolando le cellule, aumentando il trasporto di metaboliti e prevenendo aderenze e re-infortuni. Tale approccio terapeutico ha il potenziale di accelerare la riduzione del dolore causato da lesioni nella periferia del disco, anche se non riesce ad invertire i naturali processi degenerativi del nucleo legati all'età.

Come chiropratico farò un esame spinale e posturale approfondito mediante prove funzionali, test ortopedici e chiropratici di articolazioni, legamenti, tendini e muscoli.

Il paziente deve comprendere che l’obiettivo primario è massimizzare la funzione e che, qualche episodio ricorrente di mal di schiena, è probabile ma non pericoloso. Accorgimenti dovrebbero essere presi per ritornare al lavoro il prima possibile, anche se ad un’intensità ridotta. In assenza di gravi malattie spinali o radicolopatie, la chirurgia dovrebbe essere generalmente evitata (Carrage, New England Journal of Medicine, 2013).

La dimostrata sicurezza delle manipolazioni vertebrali, soprattutto se confrontate con altre comuni terapie per problematiche dei dischi intervertebrali, dovrebbe stimolarne un suo maggior uso (J Manipulative Physiol Ther 2004;27:197-210).

La cura chiropratica cerca di ripristinare la mobilità e mantenere la corretta funzionalità della colonna vertebrale. I Chiropratici utilizzano tecniche manipolative per ridurre il dolore e l'infiammazione ripristinando l’ampiezza dei movimenti articolari. I trattamenti comprendono consigli posturali e strategie di auto-mantenimento.

CERVICALE

 

Il Rachide cervicale: La colonna vertebrale cervicale serve una funzione unica, quella di posizionare e muovere il capo. La colonna vertebrale cervicale è un’area anatomica che necessita di essere esaminata nei pazienti che lamentano problemi quali mal di testa e dolori degli arti superiori. 

Le problematiche più comuni riguardanti il rachide cervicale sono le seguenti:

  • Colpo di frusta
  • Torcicollo acuto (non un vero torcicollo, ma una limitazione dolorosa di tutti i movimenti del collo)
  • Dolori posturali o rigidità causata da un’ergonomia scorretta nell'ambiente di lavoro
  • Artrosi con associata rigidità e/o dolore
  • Mal di testa
  • Radicolopatie cervicali

La Radicolopatia cervicale è una condizione neurologica caratterizzata dalla disfunzione di un nervo spinale, delle radici del nervo, o entrambe. Solitamente si manifesta con dolore del collo e del braccio, con perdita di sensibilità, perdita della funzione motoria, o da un cambiamento dei riflessi corrispondenti alla radice nervosa interessata (Carette, 2005).

La storia clinica del paziente può rivelare dati utili come il tabagismo, occupazioni ad alto rischio e/o una precedente radicolopatia lombare. Questi aspetti hanno dimostrato una forte correlazione nei casi di degenerazione cervicale (Cayce, 2013).

L'incidenza di ernie del disco cervicali è più alta nei tabagisti, negli aviatori militari, nei piloti professionisti e in coloro che operano con apparecchiature vibranti. Solo il 14,8% dei casi ha compiuto uno sforzo fisico o subito un trauma prima dell’insorgenza dei sintomi.

La causa più comune di radicolopatia cervicale (70-75 % dei casi) è un restringimento del canale foraminale del nervo spinale a causa di una combinazione di fattori, tra cui una diminuzione nell’altezza del disco e un’alterazione degenerativa delle articolazioni intervertebrali fra le quali quelle uncovertebrali e i giunti zigoapofisari (ad esempio, spondilosi cervicale). In contrasto con i disturbi della colonna lombare, l’erniazione del nucleo polposo cervicale è responsabile solo nel 20-25 % dei casi delle radicolopatie cervicali. Altre cause, tra cui i tumori della colonna vertebrale e le infezioni spinali, non sono frequenti.

Gran parte delle ricerche scientifiche suggeriscono una strategia di cura multi-modale che utilizzi la mobilizzazione e la manipolazione articolare accompagnate dall’esercizio fisico per ottenere un maggior beneficio nei casi di dolori al rachide cervicale (Gross, 2002).

Quasi la metà dei pazienti sperimenta eventi avversi minori di breve durata in seguito alle terapie manuali. La maggior parte si verificano entro le prime 24 ore e si risolvono nell’arco di 72 ore. Il rischio di eventi seri è molto basso, inferiore a quello dato dall’assunzione di farmaci (Carnes, 2010).

Una giustificazione per la manipolazione cervicale come modalità terapeutica per ridurre l’infiammazione nei casi di radicolopatie cervicali è fornito da uno studio di Ortega (2014). Lo scopo di tale studio era di determinare l'effetto immediato delle manipolazioni cervicali e dorsali sulla produzione di ossido nitrico e di sostanza P (un tipo di neurotrasmettitore con anche un ruolo molto importante in numerosi processi infiammatori) e stabilire un’eventuale correlazione con i cambiamenti nella soglia del dolore causato da pressioni in determinate parti anatomiche, in soggetti asintomatici. Questo studio singolo, cieco e randomizzato, ha dimostrato che lo stimolo meccanico fornito dalla manipolazione cervicale aumenta i livelli di sostanza P e la soglia del dolore agli stimoli pressori, ma non modifica la concentrazione di ossido di azoto. Parte dell'effetto ipoalgesico delle manipolazioni vertebrali può quindi essere dovuto all’aumento e all'effetto della sostanza P (Ortega, 2014).

MAL DI TESTA

 

Il mal di testa è molto comune negli adulti. Mal di testa ricorrenti hanno un impatto negativo nella vita familiare, nelle attività sociali e nella capacità lavorativa in tutto il mondo.

Una diagnosi accurata è fondamentale per la gestione e il trattamento del mal di testa.

Modalità del trattamento tipicamente utilizzati dai chiropratici per la cura per i pazienti con mal di testa comprendono la manipolazione vertebrale, la mobilitazione, l'educazione sui fattori dello stile di vita modificabili, il trattamento dei tessuti molli e terapie come quella dei punti trigger.

I tipi più comuni di mal di testa, emicrania e mal di testa di tipo muscolo tensivo, sono considerati mal di testa primari che sono episodici o cronici in natura. Tipi di emicrania episodica o mal di testa muscolo tensivi hanno un’occorrenza inferiore ai 15 giorni al mese, mentre i mal di testa cronici si verificano oltre ai 15 giorni mensili per almeno tre mesi (emicrania) o sei mesi (muscolo tensivo).

Mal di testa secondari sono attribuiti a problemi subordinati nel collo o nella testa, episodici o cronici. Mal di testa cervicogenici sono mal di testa secondari comunemente trattati dai Chiropratici e implicano dolori radiati da strutture del collo e percepiti in una o più regioni della testa.

Modalità di trattamento tipicamente utilizzati dai chiropratici per la cura dei pazienti con mal di testa comprendono la manipolazione del rachide, la mobilizzazione articolare, l'educazione del paziente sui fattori dello stile di vita che necessitano di essere modificati, il trattamento dei tessuti molli e terapie come quella dei punti trigger.

L’esperienza clinica suggerisce che modificare lo stile di vita limitando il consumo di caffeina, applicarsi nell’attività fisica con regolarità, stabilire orari dei pasti regolari e orari di riposo ben appropriati può essere di beneficio in alcuni pazienti (Dodick, 2013, New England Journal of Medicine).

DORSALE

 

Le problematiche relative alle articolazioni toraciche sono molto diffuse. I dolori possono essere avvertiti in qualunque parte della parete toracica e possono strettamente mimare i sintomi di malattie viscerali e condizioni che non sono gestibili con le manipolazioni.

Il dottore in chiropratica prenderà un’accurata anamnesi clinica e un esame fisico obbiettivo rilevante per evitare “disastri” diagnostici.

L'interesse per la colonna vertebrale toracica è spesso messo in ombra da sintomatologie dolorose più drammatiche che colpiscono il rachide lombare e cervicale.

L’ernia del disco nel rachide toracico è molto meno comune grazie alla mobilità limitata dalle costole e dal loro collegamento diretto alla gabbia toracica che ne aumenta la stabilità. Le sindromi dolorose dovute a disfunzioni della toracica, sono comunque altrettanto comuni a quelle della cervicale e della lombare.

IL BACINO

 

Il bacino non è più un complesso anatomico misterioso come una volta, grazie in parte alla recente ricerca sull’interazione che ha con la parte bassa della schiena (rachide lombare) e sulle cause dei dolori che originano dalla cintura pelvica.

Una delle funzioni primarie del bacino è quella di trasferire i carichi generati dal peso corporeo e della gravità nella posizione eretta, nelle fasi del cammino, mentre si è seduti e durante altre

attività. Quanto bene questo carico è gestito tanto più si determina l’efficienza della funzione.

Un’alterazione della funzione pelvica può essere definita come l'incapacità di trasferire, in modo ottimale, le forze attraverso il bacino. Per raggiungere questa diagnosi occorrono specifici test funzionali che analizzano la capacità del bacino di trasferire i carichi sopra citati.

L’asimmetria pelvica è spesso causata da una sacro-iliaca disfunzionale (SI). Numerosi test per rilevare la disfunzione dell'articolazione sacroiliaca sono stati descritti nella letteratura chiropratica e medicina manuale.

Kirkaldy-Willis & Cassidy trovarono che il 47% dei pazienti con disfunzioni del rachide lombare croniche avevano sofferto di disfunzioni alla sacroiliaca non diagnosticate in precedenza.

Disfunzioni della sacroiliaca e della colonna vertebrale lombare sono le lesioni coesistenti più comuni.

La sindrome dell'articolazione sacroiliaca si verifica in genere nelle donne di età compresa tra i 15 e i 35 anni. Può succedere che i legamenti di questa articolazione siano compromessi da traumi quali una caduta sulle natiche o un incidente automobilistico. In alternativa, può essere associata alla gravidanza. I cambiamenti ormonali possono causare il rilassamento dei legamenti delle sacro-iliache; durante la gravidanza e il parto l'articolazione sarà quindi più suscettibile ad infortuni.

Il dolore solitamente è monolaterale (sebbene il dolore bilaterale possa verificarsi), non si alterna ed è localizzato nella regione sacroiliaca con radiazione al gluteo e all'aspetto posterolaterale della gamba e della coscia.

I pazienti con la sublussazione della sacroiliaca solitamente trovano grande sollievo con manipolazioni specifiche. Vleeming considerava un meccanismo inadeguato di stabilizzazione delle articolazioni sacro-iliache (“Force Closure”) quali una delle cause più importanti di stiramenti all’articolazione sacro-iliaca.

Il meccanismo di “Force Closure” è definito come la forza in grado di stabilizzare le articolazioni sacroiliache mediante i legamenti, il gruppo dei glutei e i muscoli della schiena.

La debolezza muscolare e l’inadeguato coordinamento tra i muscoli, diminuiscono l’efficacia del Force Closure e aumentano di conseguenza il carico sui legamenti pelvici. I legamenti vengono sottoposti a maggior tensione portando a dolore e lassismo. Il chiropratico vi consiglierà un programma di rinforzo specifico come una delle misure di trattamento per compensare alla mancanza di adeguata Force Closure.

LA SPALLA

 

Il cingolo scapolare funziona come parte di una catena cinematica che collega il torace alla mano.

Molti dei muscoli di questa regione si attaccano al rachide cervicale, all’omero, al torace e persino al bacino.

La funzione principale delle articolazioni della cintura scapolare è muovere il braccio e la mano in quasi tutte le posizioni in relazione al corpo. Come conseguenza l’articolazione della spalla è altamente mobile e la sua stabilità è di secondo piano rispetto alla mobilità.

La stabilità è provvista principalmente da legamenti, tendini e muscoli; ossa e capsule articolari sono di secondaria importanza. La funzione del cingolo scapolare richiede un’ottimale e integrata mozione di alcune articolazioni. In realtà, cinque articolazioni possono essere così riconosciute:

Le articolazioni:

Gleno-omerale

Acromio-clavicolare

Sterno-clavicolare

Subacromiale

Scapolotoracica

Una varietà di strutture può irritarsi e interferire nella funzionalità del cingolo scapolare a causa di uno sforzo ripetitivo (overuse) o di alcune lesioni (vedi fig. 3-6). La borsa subacromiale, tendine del sovraspinato, tendine del bicipite e labbro anteriore sono tutti vulnerabili di impingement e instabilità.

Varie strutture possono essere sottoposte a eccessive tensioni nel cingolo scapolare a causa di ripetuti sforzi e infortuni. La borsa subacromiale, il tendine del sopraspinato, il tendine del bicipite e labro anteriore sono tutti vulnerabili di “impingement” o instabilità.

L’incidenza nei dolori alla spalla è quindi abbastanza alta nella popolazione. La maggior parte delle persone sotto i 40 anni, con una problema alla spalla, ha lesioni alla cuffia dei rotatori. Le persone sotto i 40 anni di età (media fra i 55-60 anni) sono più predisposte a soffrire di capsuliti adesive, mentre quelli sopra i 65 sono più predisposti a lesioni dolorose della cuffia dei rotatori.

Casi difficili da diagnosticare con esattezza sono facilmente riscontrabili. Esistono doppie lesioni che offuscano la diagnosi. Ad esempio, non è raro trovare una tendinite del sopraspinato con parallela tendinite del sottospinato e/o un’associata borsite sub deltoidea.

Dolore riferito alla spalla e più in basso nel braccio, può essere causato da compressione della radice del nervo cervicale, principalmente come conseguenza di una protrusione discale postero laterale.

Altre cause possibili di dolori riferiti alla spalla sono disordini viscerali.

Il dottore in Chiropratica prenderà un’anamnesi accurata dei dolori alla spalla ed effettuerà un accurato esame clinico, test ortopedici e test muscolari funzionali in modo da raggiungere una diagnosi e un piano di trattamenti adeguato o di indirizzare il paziente ad un altro specialista qualora la problematica non sia di natura muscolo scheletrico curabile con la Chiropratica ma sia, appunto, di natura viscerale.